Appello Sport per la Pace
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Appello Sport per la Pace
Lo Sport non parla il linguaggio della guerra.
Noi, partecipanti al 10° Congresso Europeo del Fair Play, in rappresentanza delle Organizzazioni Nazionali per il Fair Play, lanciamo un appello agli atleti, agli allenatori, ai rappresentanti del mass-media, dei club e delle federazioni sportive, agli organizzatori di eventi sportivi a livello locale, regionale, nazionale ed internazionale - più semplicemente a tutti i membri della comunità sportiva che sono convinti del ruolo positivo dello sport nel nostro mondo, di unirci a noi. Quindi noi, membri di una famiglia sportiva che si basa su questi valori, raccomandiamo che: Squadre, atleti, allenatori devono bandire espressioni aggressive e linguaggio militaresco quando parlano dei loro avversari. Devono essere consapevoli della propria influenza nel ruolo di modelli per le nuove generazioni e per la società nel suo insieme.Perfino le più importanti competizioni sportive devono restare un gioco, nel quale l’avversario è un partecipante e non un nemico. Pertanto, nessuno deve usare espressioni collegate alla guerra. Nessuno deve cercare di “distruggere, uccidere, spazzare via il nemico”. Tutti devono sforzarsi di ottenere una vittoria corretta e tollerante, evitando di usare termini del tipo uccidere, cancellare l’avversario. Lo Sport non è guerra. I mass-media devono fare uso della loro grande influenza sulla società per facilitare questo percorso e bandire il linguaggio militaresco dallo sport. Consapevoli della necessità di rispettare in pieno l’indipendenza e l’autonomia dei media, vogliamo insistere di non lasciare spazio alla diffusione di idee violente, ma di sottolineare i valori di correttezza, tolleranza e rispetto insiti nello sport. E nel caso si usi il linguaggio militaresco, sia solo nel senso di condannarlo. La stampa ha un valore educativo, così come la TV e tutti gli altri media. Tutti questi hanno un ruolo importante da svolgere nel guidare la società verso i valori giusti. Lo Sport non è guerra. I tifosi devono continuare ad essere orgogliosi delle loro quadre, club ed atleti preferiti, senza offendere gli avversari. Senza l’avversario, non c’è incontro, gioco, competizione. I tifosi devono riconoscere che l’avversario merita come minimo lo stesso rispetto e la stessa attenzione dell’atleta o della squadra preferita. Spetta anche a loro mettere al bando l’aggressione, l’atmosfera di conflitto, l’odio dagli stadi e dai campi sportivi. Lo Sport non è guerra. E così, in uno sforzo congiunto da parte di tutti noi, facciamo in modo che lo sport sia uno spazio per gioia, divertimento, comprensione, tolleranza e correttezza – e non permettiamo all’aggressione, alla guerra e all’odio di fare ingresso nei campi sportivi e negli stadi. Questo non è rispettoso nei confronti dello sport e ancor meno nei confronti delle vittime delle numerose guerre in corso nel mondo. Documento del X Congresso del Movimento Europeo del Fair Play, Vienna 2004
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