Bestemmie nello sport
Bestemmie in campo
Duro e coraggioso monito del Presidente del Coni Gianni Petrucci
“contro la bestemmia sui campi sportivi”
“contro la bestemmia sui campi sportivi”
La stampa quoditiana del 4 novembre u.s. ha riportato doverosamente il vibrante, sentito grido di allarme che Gianni Petrucci, massimo esponente del CONI, cioè dell’autorità sportiva, posta al vertice dello sport nazionale, ha ritenuto di dover lanciare contro il preoccupante diffondersi delle bestemmie nel corso di attività sportive.
Il fenomeno delle ingiurie blasfeme si riconduce a quello a nostro avviso della violenza fisica che, purtroppo, dilaga sempre di più nei campi dove lo sport, il vero sport, dovrebbe regnare sovrano. La bestemmia, infatti, non è altro che una forma incivile di violenza verbale che noi da tempo, sotto l’egida dello stesso CONI, combattiamo perchè essa contrasta chiaramente coi principi basilari del “ FAIR PLAY”, cioè del rispetto degli altri che, con la bestemmia, viene calpestato, vanificando le vere finalità di ogni sport, svuotandolo da qualsiasi contenuto educativo e socializzante.
Anche i nostri arbitri dovrebbero farsi carico d’intervenire,senza indugi, contro gli autori di questo turpiloquio blasfemo e provvedere ad adottare sanzioni adeguate nei riguardi di elementi recidivi, cioè di coloro che non ascoltano altre ragioni se non quelle dei loro bassi e triviali istinti.
“Lo sport è cultura” si continua ad affermare da più parti, ma allora facciamo si che si costruisca una vera cultura sportiva, la quale deve tendere a migliorare le condizioni dell’uomo e non fargli perdere la sua dignità in cospetto ai suoi tifosi che dovrebbero vedere nell’atleta un modello di vita da imitare.
Grazie ancora, Presidente Petrucci, per avere voluto sollevare un problema, da più parti sentito e che merita ogni nostro migliore sforzo, il più alto impegno civile come la stragrande maggioranza degli autentici sportivi non può che invocare per contrastare, finalmente, un’esigua minoranza, bécera,la quale nulla a che spartire con lo Sport, quello con la S maiuscola!
Il fenomeno delle ingiurie blasfeme si riconduce a quello a nostro avviso della violenza fisica che, purtroppo, dilaga sempre di più nei campi dove lo sport, il vero sport, dovrebbe regnare sovrano. La bestemmia, infatti, non è altro che una forma incivile di violenza verbale che noi da tempo, sotto l’egida dello stesso CONI, combattiamo perchè essa contrasta chiaramente coi principi basilari del “ FAIR PLAY”, cioè del rispetto degli altri che, con la bestemmia, viene calpestato, vanificando le vere finalità di ogni sport, svuotandolo da qualsiasi contenuto educativo e socializzante.
Anche i nostri arbitri dovrebbero farsi carico d’intervenire,senza indugi, contro gli autori di questo turpiloquio blasfemo e provvedere ad adottare sanzioni adeguate nei riguardi di elementi recidivi, cioè di coloro che non ascoltano altre ragioni se non quelle dei loro bassi e triviali istinti.
“Lo sport è cultura” si continua ad affermare da più parti, ma allora facciamo si che si costruisca una vera cultura sportiva, la quale deve tendere a migliorare le condizioni dell’uomo e non fargli perdere la sua dignità in cospetto ai suoi tifosi che dovrebbero vedere nell’atleta un modello di vita da imitare.
Grazie ancora, Presidente Petrucci, per avere voluto sollevare un problema, da più parti sentito e che merita ogni nostro migliore sforzo, il più alto impegno civile come la stragrande maggioranza degli autentici sportivi non può che invocare per contrastare, finalmente, un’esigua minoranza, bécera,la quale nulla a che spartire con lo Sport, quello con la S maiuscola!
Domenico Spagnolo
(Presidente Commissione Nazionale Fair Play
Rapporti Istituzionali)
(Presidente Commissione Nazionale Fair Play
Rapporti Istituzionali)
Da Libero del 4/11/04
di FRANCESCO ZUCCHINI
MILANO - «La bestemmia nello sport è vietata. Basta con le bestemmie in campo». Il presidente del Coni Gianni Petrucci prende posizione
contro un malcostume imperante e impunito all'indomani della denuncia fatta da Libero ("in campo vige l'assoluta libertà di insulto: ma
solo contro il Padreterno") per l'ennesimo grave episodio: le bestemmie di Fabio Bazzani a tutto video durante la diretta su Sky di Sampdoria-Milan. Per inciso: Bazzani non è l'unico troglodita in circolazione nel calcio italiano, la casistica è infinita (ricordate il grottesco labiale di Bobo Vieri ai Mondiali dopo uno dei tanti gol sbagliati contro la Bulgaria?) e già vent'anni fa il campione del mondo Bruno Conti ammise «se gli arbitri dovessero cacciare tutti quelli che bestemmiano, dopo un quarto d'ora i campi sarebbero vuoti». Così, nulla nel frattempo è cambiato.
Certo all'epoca di Bruno Conti la tivù non proponeva tanti primi piani di calciatori in azione - i primi a carpirne i labiali furono i discoli, oggi nonnetti, di Mai dire gol - come invece oggi avviene a quantità industriale, e il malcostume restava in qualche modo circoscritto al campo di gioco. Talvolta l'arbitro poteva perdere la pazienza come in un leggendario Como-Juventus, nel '75. A un minuto dalla fine, sul1' incredibile risultato di 2 -1 per i comaschi, il capitano dei lariani Correnti si rivolse a Dio con chiari intenti polemici e il direttore di gara, che era Menegali e ci sentiva bene, fischiò un fallo per i bianconeri: manco a dirlo la Juve da quella punizione colse il pareggio. Ma non solo i calciatori si esibivano squallidamente insultando Dio, la Madonna e chissà quali santi, come dimostra il caso Enzo Maiorca durante uno dei suoi tentativi di record d'immersione in apnea: le telecamere inquadravano lo spicchio di mare dove il signore degli abissi sarebbe dovuto riemergere, il telecronista celebrava i rischi e l'immane fatica del campione nella sua performance, quando il pluririprimatista riapparve a pelo d'acqua recitando un rosario di bestemmie da osteria mal frequentata. Nell'immersione aveva cozzato contro un sub e il tentativo era fallito.
Oggi che gli show alla Maiorca nel calcio sono consuetudine, e via tv finiscono nelle case di tutti gli italiani, l'impunità continua salvo rare eccezioni. Solo qualche settimana è stato colto in flagrante Marcello Lippi dal quale ci si aspetterebbe il buon esempio essendo ct della Nazionale. Criticato dal cardinale Angelini, si è anche risentito: «Capisco che l'Italia è un paese cattolico e non ha la filosofia toscana, ma se dico che ho tirato un paio di bestemmie scherzose, subito spunta un cardinale». In passato il labiale smascherò Del Piero e Cesare Maldini. Provvedimenti? Zero. Invece Novellino, Vavassori, Silvio Baldini e Ulivieri (che si scusò pubblicamente) furono squalificati dal giudice sportivo. Ai mondiali Trap sgridò Buffon: "La Madonna non c'entra, sei tu che non hai parato".
Così sulla questione si è mosso il presidente del Coni Gianni Petrucci. E si è rivolto
anche all'assocalciatori «affinchè riprenda con rigore e severità i tesserati». «Le regole ci sono e vanno fatte rispettare - ha detto Petrucci - ma nessuno lo fa. Non è possibile assistere in silenzio a quello che succede. Non è una questione di religione, ma di civiltà. Il calcio è lo sport più televisto. Assistiamo a giocatori che si inginocchiano, fanno il segno della croce e poi alla prima occasione bestemmiano».
Il presidente dell'Assocalciatori, Sergio Campana, gli ha dato immediatamente ragione: «Tra le cose da perseguire ci sono senz'altro le bestemmie. Certi comportamenti vanno condannati in quanto contrari a ogni etica sportiva e pessimo esempio per i giovani».
di FRANCESCO ZUCCHINI
MILANO - «La bestemmia nello sport è vietata. Basta con le bestemmie in campo». Il presidente del Coni Gianni Petrucci prende posizione
contro un malcostume imperante e impunito all'indomani della denuncia fatta da Libero ("in campo vige l'assoluta libertà di insulto: ma
solo contro il Padreterno") per l'ennesimo grave episodio: le bestemmie di Fabio Bazzani a tutto video durante la diretta su Sky di Sampdoria-Milan. Per inciso: Bazzani non è l'unico troglodita in circolazione nel calcio italiano, la casistica è infinita (ricordate il grottesco labiale di Bobo Vieri ai Mondiali dopo uno dei tanti gol sbagliati contro la Bulgaria?) e già vent'anni fa il campione del mondo Bruno Conti ammise «se gli arbitri dovessero cacciare tutti quelli che bestemmiano, dopo un quarto d'ora i campi sarebbero vuoti». Così, nulla nel frattempo è cambiato.
Certo all'epoca di Bruno Conti la tivù non proponeva tanti primi piani di calciatori in azione - i primi a carpirne i labiali furono i discoli, oggi nonnetti, di Mai dire gol - come invece oggi avviene a quantità industriale, e il malcostume restava in qualche modo circoscritto al campo di gioco. Talvolta l'arbitro poteva perdere la pazienza come in un leggendario Como-Juventus, nel '75. A un minuto dalla fine, sul1' incredibile risultato di 2 -1 per i comaschi, il capitano dei lariani Correnti si rivolse a Dio con chiari intenti polemici e il direttore di gara, che era Menegali e ci sentiva bene, fischiò un fallo per i bianconeri: manco a dirlo la Juve da quella punizione colse il pareggio. Ma non solo i calciatori si esibivano squallidamente insultando Dio, la Madonna e chissà quali santi, come dimostra il caso Enzo Maiorca durante uno dei suoi tentativi di record d'immersione in apnea: le telecamere inquadravano lo spicchio di mare dove il signore degli abissi sarebbe dovuto riemergere, il telecronista celebrava i rischi e l'immane fatica del campione nella sua performance, quando il pluririprimatista riapparve a pelo d'acqua recitando un rosario di bestemmie da osteria mal frequentata. Nell'immersione aveva cozzato contro un sub e il tentativo era fallito.
Oggi che gli show alla Maiorca nel calcio sono consuetudine, e via tv finiscono nelle case di tutti gli italiani, l'impunità continua salvo rare eccezioni. Solo qualche settimana è stato colto in flagrante Marcello Lippi dal quale ci si aspetterebbe il buon esempio essendo ct della Nazionale. Criticato dal cardinale Angelini, si è anche risentito: «Capisco che l'Italia è un paese cattolico e non ha la filosofia toscana, ma se dico che ho tirato un paio di bestemmie scherzose, subito spunta un cardinale». In passato il labiale smascherò Del Piero e Cesare Maldini. Provvedimenti? Zero. Invece Novellino, Vavassori, Silvio Baldini e Ulivieri (che si scusò pubblicamente) furono squalificati dal giudice sportivo. Ai mondiali Trap sgridò Buffon: "La Madonna non c'entra, sei tu che non hai parato".
Così sulla questione si è mosso il presidente del Coni Gianni Petrucci. E si è rivolto
anche all'assocalciatori «affinchè riprenda con rigore e severità i tesserati». «Le regole ci sono e vanno fatte rispettare - ha detto Petrucci - ma nessuno lo fa. Non è possibile assistere in silenzio a quello che succede. Non è una questione di religione, ma di civiltà. Il calcio è lo sport più televisto. Assistiamo a giocatori che si inginocchiano, fanno il segno della croce e poi alla prima occasione bestemmiano».
Il presidente dell'Assocalciatori, Sergio Campana, gli ha dato immediatamente ragione: «Tra le cose da perseguire ci sono senz'altro le bestemmie. Certi comportamenti vanno condannati in quanto contrari a ogni etica sportiva e pessimo esempio per i giovani».
Francesco Zucchini
Corriere della sera
GIOVEDÌ 4 NOVEMBRE 2004
LO SFOGO
LO SFOGO
Petrucci ai calciatori
«Basta bestemmie»
«Basta bestemmie»
ROMA — Ironia sì, bestemmie no. Gianni Petrucci ha scelto, ieri, la presentazione del premio «Sandro Ciotti» — che assegnerà il 10 settembre 2005 lo striscione d'oro allo slogan più creativo delle curve — per esternare «una cosa che tenevo dentro da tanto tempo». Il presidente del Coni scende in campo per fermare il proliferare del pronunciare «il nome di Dio invano» che si vede sempre più abitualmente nei campi calcistici italiani. Filmato, replicato ed amplificato dalle telecamere televisive,cui ormai nulla sfugge.
«Basta!», ripete tre volte il numero uno dello sport italiano. «Se un giocatore manda a quel paese l'allenatore, tutti sono pronti ad interpretare il labiale ed indignarsi. Non è possibile continuare ad assistere in silenzio alle bestemmie. Se nessuno prende posizione, lo faccio io».
Petrucci tira una frecciatina ironica ai giocatori, che dovrebbero essere d'esempio ai giovani. «Quando entrano in campo si fanno tutti il segno della croce. Dopo ogni goal mandano baci al cielo. E poi? Alla prima occasione giù bestemmie. Mi auguro che Campana intervenga e anche i tecnici ricordino ai loro giocatori che la bestemmia è bandita». Petrucci gioca anche d’anticipo sulle possibili reazioni: «Si parlerà di moralismo. Ma se serve il moralismo per porre uno stop, ben venga. In realtà non è questione di moralismo, né di religione. È semplicemente una questione di civiltà, che investe anche le altre religioni».
Resta da vedere come si comporterà ora il commissario tecnico della nazionale Marcello Lippi. Criticato per le bestemmie pronunciate dopo un gol della Slovenia, rimandò al mittente le accuse. «La bestemmia — afferma — è cultura. È solo un modo di parlare nostro toscano». Sarà.
Ma il presidente del Coni non le vuole più sentire. E, magari, vedere in tv.
«Basta!», ripete tre volte il numero uno dello sport italiano. «Se un giocatore manda a quel paese l'allenatore, tutti sono pronti ad interpretare il labiale ed indignarsi. Non è possibile continuare ad assistere in silenzio alle bestemmie. Se nessuno prende posizione, lo faccio io».
Petrucci tira una frecciatina ironica ai giocatori, che dovrebbero essere d'esempio ai giovani. «Quando entrano in campo si fanno tutti il segno della croce. Dopo ogni goal mandano baci al cielo. E poi? Alla prima occasione giù bestemmie. Mi auguro che Campana intervenga e anche i tecnici ricordino ai loro giocatori che la bestemmia è bandita». Petrucci gioca anche d’anticipo sulle possibili reazioni: «Si parlerà di moralismo. Ma se serve il moralismo per porre uno stop, ben venga. In realtà non è questione di moralismo, né di religione. È semplicemente una questione di civiltà, che investe anche le altre religioni».
Resta da vedere come si comporterà ora il commissario tecnico della nazionale Marcello Lippi. Criticato per le bestemmie pronunciate dopo un gol della Slovenia, rimandò al mittente le accuse. «La bestemmia — afferma — è cultura. È solo un modo di parlare nostro toscano». Sarà.
Ma il presidente del Coni non le vuole più sentire. E, magari, vedere in tv.
Roberto Stracca



